domenica 25 febbraio 2007

IL VADEMECUM DELLA MODA PRIMAVERA ESTATE 2007



Avete già dato una sbirciatina alle vetrine e captato i must della primavera estate 2007?

Una cosa è certamente ben evidente: la stagione ormai alle porte nasce all’insegna del bianco, indistintamente per abiti e accessori, maglie, camice, gonne, pantaloni, giacche, borse, scarpe, cinture, orologi, occhiali, cappelli, un colore simbolo di candore, purezza che si ripropone nelle sfumature del crème, guscio d’uovo, azzurro pallido.

L’estate si presenta dominata principalmente dalla vivacità del ciclamino, geranio, forte e deciso, che accende, colora e dona vivacità ai capi.

Non mancano però il rubino, lo zaffiro, lo smeraldo, il blu elettrico assolutamente lucidi, associati ad abiti e bluse semplici ed essenziali.

La silhouette è ancora di ispirazione anni 80: la linea ad uovo, le maniche ampie, a kimono, le spalle accentuate ed importanti, i leggings, e i jeans stretti che fanno da contrasto con agli ampi volumi superiori.

La ricerca del sofisticato e importante, le luminescenze, il lamè, i tessuti metallizzati oro, argento, bronzo, acciaio, accanto ai più preziosi e pregiati broccati, il ritorno della vernice.

Alle forme anni 80 si associa lo stile futuristico, il gusto geometrico degli anni 60, evidente nelle proposte tessili, nella scelta del vinile e della plastica, dell’opalescente e del traslucido, della tendenza platino, e delle applicazioni metalliche su abiti e accessori, ma anche dal gusto per il profilo in contrasto, che borda abiti, camicie, scarpe, borse.

Ma cosa farà più tendenza nei prossimi mesi?

La CAMICIA sicuramente, interpretata nella versione “over”, CAMICIONE, comodo, confortevole, lungo alla caviglia o al ginocchio, con bretelle larghe, arrotondato o dritto, con spacchi laterali, impreziosito da dettagli ricamati e magari fermato in vita da una cintura.

I PANTALONI A VITA ALTA e ancora più alta…. in opposizione alla consolidata tendenza di scoprire la pancia, che pare non voglia proprio cedere il passo alla proposta che gli stilisti cercano da qualche stagione di imporre.

LO STILE MASCHILE: dalla giacca ai pantaloni, dalla camicia fino alla cravatta e alle scarpe, per una donna austera che non rinuncia però alla propria femminilità e al suo fascino.

Accanto alla tendenza morbido e confortevole evidente nel largo utilizzo del jersey, modellato su abitini dalla linea scivolosa e dolce, plasticamente drappeggiato ad evocare forme e immagini greche, da cui la grande Vionnet aveva preso spunto per conferire un’impronta inconfondibile al proprio stile, si impone anche il bustier, che evidenzia la parte superiore del corpo, la vita e il seno.

Le possibilità di scelta sono le più disparate da quelli più scarni, essenziali, presi in prestito dalla lingerie, a quelli più preziosi e bizzarri decorati da piume, queste ultime tornate di gran voga su abitini, gonne, borse!!

E cosa dire della tendenza prezioso? Largo spazio ai dettagli oro, alle pietre preziose, agli strass che illuminano e caricano di valore abiti e accessori, abbinati anche a tessuti lucidi come il satin.

Agli antipodi per le più sportive, lo stile ginnico farà tendenza: bande laterali da tuta da ginnastica, felpe, t-shirt con numeri stampati, cappucci.

E poi ancora mini- shorts, da quelli più essenziali e sportivi in denim a quelli più seducenti in satin, profilati o addirittura più audaci in metallizzato.

Per le stampe accanto alle geometrie non potevano mancare i fiori, ormai un’icona costante nelle collezioni primavera-estate: stilizzati, sfumati, arricchiscono e conferiscono romanticismo.

Un ultimo suggerimento: il costume da bagno quest’anno cambia versione: addio bikini, è tempo di costumi interi, bianchi, neri, con stampe floreali, profilati, e dalle scollature più studiate e ricercate all’insegna di una eleganza e decoro di altri tempi!!

LE TECNICHE DI PRODUZIONE DEL PROFUMO

Come ormai ben sappiamo la nascita di un profumo rappresenta un percorso lungo e difficoltoso, ma allo stesso tempo fatto di precisione, meticolosità e delicatezza assoluti.

Esistono diversi metodi per estrarre dalle materie prime l’essenza, dall’originaria macerazione dei fiori in olio d'oliva alle tecniche moderne, l'industria ha fatto dei progressi considerevoli, a volte però limitati dalla fragilità delle materie prime utilizzate.

Tra i metodi di estrazione ricordiamo:

La MACERAZIONE A FREDDO O ENFLEURAGE, di origine francese, consiste nel depositare la materia prima su lastre di vetro e spalmarla di grasso per 24 fino a 72 ore, una volta effettuata questa operazione è necessario ripeterle per diverse settimane affinché il grasso assorba l’essenza; da lì verrà riscaldato e l’olio odoroso che se ne ricava viene lavato con alcool. Si tratta di una tecnica usata oggi soltanto per la tuberosa e il gelsomino, perché risulta il metodo più adatto per fiori molto delicati, ma allo stesso tempo

molto costoso.

Un secondo metodo è la DISTILLAZIONE

Consiste nella miscelazione all’interno dell’alambicco,uno strumento inventato dagli Arabi nel quarto secolo, di fiori, erbe ed acqua, che per condensazione si trasformano in acque odorose.

L'alambicco viene riempito di vegetali freschi o secchi, ai quali si unisce almeno cinque volte il loro peso di acqua.

Il vapore dell’acqua surriscaldata a 5 o 6 atmosfere di pressione si carica di oli essenziali e passando attraverso condensatori dà vita alle acque aromatiche, come l'acqua di rose o di fiori d'arancio.

Pensate che per estrarre 1 kg di essenza di lavanda occorre distillare 200 kg di fiori di lavanda; per 1 kg di essenza di Neroli vengono impiegati 1000 kg di fiori d'arancio; per 1 kg di essenza di rosa occorrono più di 3000 kg di petali di rose.

Un terzo metodo è l’ ESTRAZIONE CON I SOLVENTI VOLATILI, capaci di assorbire gli elementi aromatici della materia prima e creare una cera, chiamata “concreta”, la quale viene passata nell’alcool, per estrapolare dalla cera vera e propria “l’alcolato, ossia l’olio

essenziale, che filtrato dà origine all’assoluta (fragranza pura).

E infine abbiamo la SPREMITURA, utilizzata soprattutto per estrarre olio essenziale dagli agrumi.

L'operazione è meccanica e viene utilizzata sia per le scorze che per il frutto intero. La scorza viene pressata per ricavarne delle gocce d'olio. Il frutto intero viene grattato, pressato e inciso leggermente per estrarne l’olio essenziale.

Una nota importante da tenere in mente è il materiale in cui conservare il profumo.

Al vetro spetta il ruolo primario ma, prima che venisse scoperta la tecnica della soffiatura ( I secolo A.C.), si adoperava la diorite, l’alabastro, la ceramica, la terracotta dipinta, per arrivare anche all’argento, l’oro, vermeil, lapislazzuli, cristallo di rocca, corniola. Nella seconda metà dell' Ottocento anche il vetro diventa oggetto su cui prende vita la creatività dei designer, pensiamo soltanto a celebri nomi come Emile Gallé, famosissimo per la lavorazione del vetro a cameo, i fratelli Daumm, inventori della "Pate de verre" con cui realizzarono flaconi dai particolari effetti cromatici e luminosi. Baccarat e St.Louis per il cristallo e naturalmente, René Lalique, figura trainante del nostro secolo.

Per concludere vorrei indicarvi le più importanti qualità di un profumo.

NOTE DI TESTA

Il profumo esplode con le note di testa che devono attirare l'attenzione. Emanano un profumo leggero ed effimero. Sono spesso note esperidee (limone, bergamotto, mandarino, arancio), o erbacee (salvia, rosmarino, lavanda). Si sviluppano e si arricchiscono gradualmente unendosi alle note di cuore che sono le note dominanti del profumo.

NOTE DI CUORE

Hanno più tenuta delle note di testa. La loro fragranza ha bisogno di tempo per svilupparsi.

Sono quelle che caratterizzano il profumo.

Sono generalmente fiorite (rosa, garofano, gelsomino, ylang-ylang, tuberosa, mughetto) o speziate (chiodo di garofano, cannella, coriandolo, noce moscata).

NOTE DI FONDO

Le note di fondo intensificano il carattere del profumo e gli danno tenuta. Hanno bisogno di più tempo per svilupparsi, ma durano più a lungo delle altre. Si sentono quasi impercettibilmente attraverso le note di testa, sostengono e prolungano le note di cuore. Sono spesso note balsamiche (opoponaco, benzoino, labdano, galbano, mirra) o boisée (legno di cedro, patchouli, vétiver, sandalo).

DA DOVE NASCE UN PROFUMO



Mania, ossessione, provocazione, feticcio, segnale di riconoscimento, emblema di eleganza, seduzione, piacere, vitalità: come nasce un profumo?

Sembra che l’origine del profumo sia da ricercarsi nel lontano Oriente dove venivano bruciate dagli uomini sostanze odorose per ingraziarsi le divinità e preservarsi da sciagure e malattie.

Dal culto religioso poi il profumo assunse una connotazione e un utilizzo più spiccatamente terreno: pensiamo ai guerrieri o a donne potenti che adottarono l’abitudine di cospargere il corpo di unguenti aromatici.

Fu proprio in Egitto che si consolidò il culto dell’arte del profumo, basti pensare al solo rito dell’imbalsamazione che prevedeva di riempire il corpo, liberato dalle viscere, di olio di pino, essenze, mirra, cassia,cedro… Fu qui che nacque una vera e propria industria dei profumi, che vantava le migliori fragranze, come il "Kyfi", composto da più di 60 essenze.

Anche in Grecia il culto della bellezza trovava nel profumo una perfetta sintesi, come testimoniato dal Trattato degli Odori di Teofrasto; nell’Atene di Pericle erano di gran voga il "susinon" a base di giglio o il "kipros" a base di menta e bergamotto,

Nell’età imperiale anche a Roma trionfò il profumo come testimoniato da Petronio nel Satyricon

Con la morale imposta dal cristianesimo, l'arte del profumo cadde rapidamente nell'oblio.

Nei periodi in cui lavarsi non era una sana abitudine sopraggiunse il profumo come rimedio e comparvero le prime acque profumate quali l'Acqua d'Ungheria, e più tardi l'Acqua di Colonia. L'uso del profumo si diffuse in Francia grazie a Maria Antonietta, ad opera della quale si sviluppò nel sud della Francia un’industria di fabbricanti di guanti profumati all’essenza di lavanda, che acquistò fama in tutto il mondo.

Nel periodo della Belle-Époque sono apparsi grandi profumi che vanno da "JiCky" di Guerlain (1889) a "Origan"(1905) a "Chyprie" (1917).

E' tra le due guerre che sono apparsi i nomi dell' Alta Moda nel mondo della profumeria: N°5 (1921), Arpege (1927).

Comunque creare un profumo non risulta una impresa per tutti: non è un semplice "cocktail" di odori mescolati, ma è l’espressione dell’emozione personale, della creatività di un artista capace di riconoscere e ricordare fino a 3500 odori diversi, grazie al suo “naso”. Il compositore infatti partendo dall’idea di profumo originata nella propria testa, deve avere la capacità di ricrearla attraverso ripetuti tentativi, per questo la creazione di un profumo richiede, oltre all'ispirazione, anni di ricerca e di messe a punto.

Ma quali sono le materie prime per ottenere i profumi?

Si tratta prevalentemente di sostanze di origine vegetale sparse per tutto il globo, a volte molto rare o difficili da raccogliere che rendono di conseguenza molto costose le fragranze ottenute.

Alcune delle fonti più preziose sono i FIORI.

La maggior parte dei grandi profumi contengono del gelsomino. Sono necessari 600 Kg di fiori di gelsomino, vale a dire 5 milioni di fiori , colti uno ad uno di primo mattino, per fare 1 Kg. di assoluta di gelsomino.

Rosa: bisogna distinguere la rosa di Bulgaria e la rosa di maggio. Unendole si ottiene il profumo di rosa più soave.

Fiore d'arancio da cui si ricava l’essenza del neroli

Lavanda: dà una nota fresca e tonificante

Tuberosa:il profumo ricorda quello del giglio.

Ylang-ylang: il nome significa "fiore dei fiori".

Garofano: dà una nota leggermente speziata.

Geranio: sentore rosato verde,leggermente ambrato e molto persistente.

Anche le ERBE AROMATICHE risultano componenti preziose dei profumi.

Pensiamo al timo, al rosmarino, alla menta, all’artemisia

Possiamo aggiungere anche le SPEZIE: cardamomo, zenzero, chiodi di garofano, peperoncino, noce moscata…

Agli AGRUMI si devono le cosiddette note "esperidee": dal limone al bergamotto, all’arancio, mandarino, cedro…

Anche RADICI E SEMI giocano un ruolo di rilievo nella composizione dei profumi:

il vetiver di Giava, dà una nota erbacea, fine e vigorosa; l’iris, la fava Tonka, il coriandolo

l’anice, l’ambretta, la vaniglia…

Noti sono anche i LEGNI E LE CORTECCE: dal sandalo al cedro, alla cannella, alla scorza di betulla, il legno di rosa

Da aggiungere ancora le FOGLIE: il patchouli, petit grain, proveniente dalle foglie dell'arancio amaro,note molto fresche e piacevoli.

E infine la MIRRA, i MUSCHI come quello di quercia della Jugoslavia, alla base di tutte le composizioni "chyprées", verdi dall’odore fresco e le RESINE, materia prima delle note balsamiche, come il ladano, il galbano, il benzoino, l’opoponaco.