A dimostrazione di questo la storia e il passato ci testimoniano quanto la moda abbia e continui ad interagire con la realtà circostante.
Infatti quando l’uomo cominciò a sentire il bisogno di coprirsi, non solo per proteggersi dal freddo, ma anche perché spinto dal pudore di vedersi nudo, ricorse, per avvolgere il proprio corpo, agli abiti, i quali assunsero caratteristiche differenti in base alle razze, agli ambienti, alle religioni, alle culture.
Se solo ci soffermassimo a considerare e seguire l’evoluzione dell’abbigliamento nella nostra cultura occidentale, potremmo notare che ad ogni periodo storico corrisponde una specifica foggia vestimentaria, che ne diventa emblema.
Per esempio l’ascetismo medievale, la trascendenza e il senso di elevazione a Dio, come ben evidenti nelle opere architettoniche del periodo (pensiamo allo stile gotico), trovano espressione anche nell’abbigliamento che si minimalizza in tuniche lineari, leggerissime che ricoprono un corpo flebile, quasi inesistente, così come nelle scarpe che si fanno a punta ed alte.
I sentori di cambiamento cinquecenteschi, la rivalutazione dell’uomo, centro dell’universo, il culto della bellezza fanno rifiorire il senso del gusto e della conoscenza, che si riversa non solo in campo culturale, umanistico e scientifico, ma anche nell’adozione di una nuova decorosa e graziata “mise”.
Lo stesso vale per il rigore barocco, tradotto in gorgiere, abiti rigidi, pesanti, assolutamente austeri; il degrado libidinoso settecentesco in abiti sfarzosi, impreziositi, scollati oltremisura.
La moda, come espressione del sociale, si è evoluta di pari passo con l’uomo, con le sue concezioni, credenza, conoscenze e scoperte.
Per quanto riguarda il concetto creativo legato alla moda è importante tenere presente che l’evoluzione delle fogge ha seguito tempistiche molto lente durante i secoli scorsi, rispetto al novecento quando i cambiamenti si sono susseguiti con una rapidità fulminea: decennio per decennio.
Un inesorabile processo di evoluzione stilistica e concettuale è datata ai primi del novecento quando Poiret, noto stilista francese, liberò la donna dalle costrizioni del corsetto, proponendo abiti morbidi dalle ispirazioni orientali e sgargianti nei colori, presi in prestito dai Fauves, spinto dalle influenze dei Balletti Russi, dell’attività sportiva che richiedeva maggiore libertà nei movimenti.
Sulla stessa linea di Poiret si orientarono nell’ambito della sartoria altri noti personaggi tra i quali Madeleine Vionnet, che con l’equilibrio dei suoi drappeggi e sbiechi riportò in voga il genere classico dell’abito greco.
Tra il 1910 e il 1930 la storia del costume conosce due fenomeni decisivi che imprimeranno una svolta decisiva nel concepire la moda: il Futurismo, lo stravolgimento delle convenzioni, e il costruttivismo russo i quali tradussero rivoluzioni concettuali in vere e proprie forme: pensiamo ai capelli corti a caschetto, le gonne accorciate e le linee scivolate sui fianchi.
A Coco Chanel va il merito di aver emancipato la moda femminile attraverso una contaminazione con l’abbigliamento maschile, di aver introdotto il minimalismo, il tubino nero, il tailleur in tweed, la bigiotteria e il gioiello enorme,la borsetta con la catena, il celebre profumo N°5, coniugando sogno a praticità.
Anche nel secondo dopoguerra Christian Dior coglie il desiderio di rinascita della società proponendo gonne a ruota realizzate con enormi quantità di tessuto, colori pastello, vita stretta, lusso, per dimenticare gli stenti e le privazioni della guerra.
E’ con il prèt-à-porter nato negli anni 60 che la moda si pone dinanzi alla questione: esclusività e diffusione. Questi anni vedono l’imporsi della minigonna, della moda fumetto, pop, delle geometrie di Courrèges, delle placche metalliche di Paco Rabanne, della scoperta di nuovi tessuti e materiali, della nascita delle controtendenze, l’antimoda, negli anni
Fatto sta che il nuovo si ispira e si combina sempre con un desiderio sociale, profondo ed esistenziale di cambiamento.


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