
Guardando indietro negli anni, sfogliando riviste di moda del passato, stampe, fotografie di star e attrici, cartelloni pubblicitari, possiamo notare che poche sono state le tendenze fashion che non sono sopravvissute al tempo, facendosi espressione di gusti, tendenze e condizioni differenti.
Tra queste assume un posto di rilievo lo stile leopardato, detto anche maculato, animalier, animal print,
un genere che imperversa nell’abbigliamento femminile ormai da decenni. Amato o odiato il maculato ha simboleggiato bon ton e glamour pudico, soprattutto su donne come Jacklyn Kennedy, icona di gusto e stile.
Agli antipodi è stato espressione di eccesso e lusso sfrenato negli anni d’oro di Hollywood; ma pensiamo anche a Christian Dior che già dalle sue prime collezioni nel 1947 lanciò il maculato, come elemento di distinzione sociale, tanto che le signore parigine che indossavano i suoi capi venivano attaccate per strada per l’eccessivo sfarzo. Anche Valentino negli anni 70 con la collezione di pellicce di zibellino bianco foderate di leopardo ha dato libera espressione al lusso.
Passando come strumento di seduzione sui corpi delle pin-up, negli anni ‘70 diventa icona del mondo pop e rock, (sono questi gli anni in cui Roberto Cavalli brevetta un rivoluzionario procedimento di stampa sulla pelle e comincia a creare i primi patchwork, utilizzando stampe animalier come lo zebrato, il pitone, le scaglie di pesce e naturalmente il maculato), fino a decadere nel trash ad opera delle contaminazioni delle sottoculture.
Alla fine degli anni 80 grazie all’intervento di Azzedine Alaia il maculato, associato ad abiti perfettamente scolpiti al corpo, e alle tinte del nero e del carne, ritrova la sua veste chic e,
ritrovata la sua identità il leopardato si è riaffermato per non sparire più.
Infatti molti sono stati i creativi che hanno interpretato secondo il loro gusto e stile la tendenza.
Armani, seppur rigoroso nelle scelte stilistiche, ma eccellente nel saper cogliere i gusti della gente, ha proposto la stampa nelle sue collezioni, soddisfando il desiderio di evasione e trasgressione della donna moderna, che vuole lasciar emergere anche il lato selvaggio, cacciatore e dominatore di sé.
Pensiamo anche ad Angelo Marani che l’ ha associato a tinte flou, a Gai Mattiolo, Cèline, Blumarine, Jean Paul Gaultier,Moschino, Anna Molinari,
Il leopardato resta comunque un elemento inconfondibile che contraddistingue lo stile Dolce&Gabbana, tanto che la griffe ha firmato una collezione,
non a caso, “Animalier” di accessori esclusivamente maculati.Anche per questa stagione autunno inverno tutte le case di moda, da Prada, a Fendi, Dior, Ungano, Marras, Vuitton, Valentino, Dolce&Gabbana, Moschino,
Gaetano Navarra, Rocco Barocco, Alessandro Dell’Acqua,
Roberto Cavalli, Sportmax, H&M, Marc Jacobs, Thes & Thes, Innuè, Michae Kors, Pollini, Casadei, Tod’s (solo per citarne alcuni),
hanno proposto pezzi del guardaroba
che si rifanno alla pelle a macchia di leopardo,
conferendo tocco graffiante, selvaggio, sexy e iperfemminile
a trench top, bluse, giubboni, cappotti, maglie, abiti, fuseaux, slip, borse, scarpe, stivali, ballerine, accessori, cinture, cappelli, guanti.E’ una mania che contagia e che colora di tinte selvagge la quotidianità urbana!!


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