
Chi tra noi donne sarebbe capace di resistere o rimanere indifferente dinanzi alla bellezza e lucentezza di un diamante?
Desiderato da tutte, emblema di una promessa d’amore, simbolo di raffinatezza, trasparenza, classe, ogni amante del bello ambisce a vantarne almeno uno nel proprio portagioielli!! Ma quale è il viaggio di un diamante prima di arrivare incastonato su una altrettanto elegante montatura in oro bianco o platino?
Scopriamolo insieme…
Il diamante, dal greco adamas (inconquistabile) è una pietra costituita esclusivamente da carbonio puro, che vanta una durezza superiore a qualsiasi altro corpo esistente in natura. Oltre ad essere uno dei minerali più affascinanti dal punto di vista gemmologico, risulta anche uno dei più interessanti in assoluto: i primi furono scoperti dall'uomo circa 4.100 anni fa e la loro formazione risale a 2,5 miliardi di anni fa.
Il diamante si trova originariamente in alcune tipiche rocce chiamate Kimberliti, che frammentandosi e depositandosi nei letti dei fiumi insieme a sabbia e ghiaia creano giacimenti alluvionali diamantiferi: tra i più noti vanno ricordati quelli indiani, sudafricani, brasiliani, venezuelani, australiani, ma giacimenti importanti si trovano anche nella Botswana, Lesotho, Namibia, Borneo, Angola, Zaire, Sierra Leone,Tanzania, Arkansas e negli Urali.
Le nostre amatissime gemme si presentano con un taglio detto tecnicamente “a brillante”, sperimentato all’origine da Vincenzo Peruzzi e perfezionato successivamente dai principi di ottica matematica, che hanno permesso di migliorare il valore della pietra preziosa.
Oltre alla forma "a smeraldo" (rettangolare con i vertici smussati), a "baguette" (rettangolo allungato), quadrato ("carrè"), triangolare e a navetta, a princess e radiant, quella più comune è a brillante tondo costituito da 33 facce sopra (la tavola ha forma di ottagono più 32 facce che formano la cosiddetta "corona") e 24 sotto (il "padiglione"). La corona e il padiglione sono divisi da un contorno grezzo o finemente faccettato.
Il valore di una pietra così bella e affascinante è stimato in relazione a quattro fattori che gli esperti hanno codificato “le quattro C”: colour (colore), clarity (purezza), cut (taglio) e carat (peso in carati o caratura).
Per quanto riguarda il colore contrariamente a quanto si crede comunemente non esistono solo diamanti trasparenti, ma anche gialli, bruni, verdicci, rosati, addirittura rossi e azzurri, questi ultimi poco commercializzati per la loro rarità e valore inestimabile
Basti pensare che per le sole pietre incolori o quasi, sono state messe a punto delle "scale di colore" (tra cui quella americana è la più usata), che utilizzano lettere a partire dalla D per i diamanti incolori fino alla N per quelli giallo-bruni.
Il concetto di purezza invece è stato fissato con un accordo internazionale e stabilisce che un diamante può definirsi puro se, osservato con una lente da 10 ingrandimenti non presenta nella sua struttura inclusioni, (carboni), ossia residui o tracce di altri minerali con cui il diamante si è cristallizzato, come diopside, olivina, granato, zinco, magnesio e fessurazioni naturali o indotte, ed infine linee di accrescimento del cristallo originario.
La scala della purezza classifica le gemme con termini espressi in lettere. Al gradino più alto ci sono le F ("flawless", puro) per passare alle IF (internamente puro), alle VVS ("very very small inclusion"), e così via.
Anche la precisione del taglio con cui il diamante viene lavorato rappresenta un fattore decisivo capace di potenziarne il valore o determinarne un danneggiamento permanente.
Oltre al taglio vanno valutati le proporzioni del taglio stesso, la simmetria tra le varie facce e la lucidatura. Per esempio per classificare i brillanti di peso inferiore a un carato si parla di "very good" per una brillantezza eccezionale, pochi e insignificanti segni esterni; "good" per una brillantezza leggermente inferiore, alcuni segni esterni più rilevanti; "poor" per una brillantezza inferiore, segni esterni piuttosto grandi e/o numerosi.
Ultimo, ma non per importanza è la caratura. L' unità di misura per le pietre preziose è il carato, pari ad un quinto di grammo (un carato = 0,20 gr) e il "punto" che equivale ad 1/100 di carato. (un diamante di 0,25 carati viene anche detto di 25 punti e le pietrine da contorno detti brillantini sono così piccoli che per fare un carato ne occorrono più di 200!!!!). Naturalmente maggiori i carati, maggiori i costi!!
Alla luce di tutto questo quando vi recate o… mandate qualcuno per voi dal gioielliere, per acquistare un diamante non pensiate di recarvici con un portafoglio magro… non esistono diamanti in liquidazione o poco costosi (tranne se pieni di difetti). Quando osservate la pietra non fatelo mai sotto luce artificiale o direttamente sotto il sole, ma all’ombra e possibilmente in una giornata serena. E’ sempre consigliabile acquistare solo la pietra e poi farla montare, se questo non fosse possibile conviene acquistare in gioielleria e farsi rilasciare un certificato di autenticità.
Per concludere vorrei darvi la lista dei più famosi diamanti del mondo, nel caso, tra di voi ci fosse qualcuna interessata a…
1. Millennium – 777 carati
2. Promessa del Lesotho - 603 carati – 2006- Lesotho
3. Cullinan I – 530,2 carati
4. Incomparable – 407,78 carati– Repubblica Democratica del Congo
5. Centenary – 273,85 carati – 1991 – Sudafrica – 247 facce
6. De Beers – 234,65 carati – 1888
7. Koh-I-Nohr – 105,6 carati – India
8. Stella del Sudafrica – 47,69 carati– Sudafrica
9. Hope 45,52 carati


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